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Il Planetario vero; versione divulgativa.
Da un Fringuello digiuno di Fisica.
Ci sono tante luci, più o meno grandi la notte nel cielo stellato.
Ma basta un addensamento di nubi a nasconderle tutte, stelle, pianeti, financo la luna.
Eppure la luna influenza le maree. E aspetta, le nubi passano, lei resta, segue un percorso regolare, e questo la rende prevedibile.
Basta all’astronomo, all’astrologo e a chi abbia quei pochi concetti di fisica classica necessari e perfino a chi abbia un gingillo al polso che abbia la “lunetta” delle fasi lunari.
Ma anche allo sciamano, ai popoli nomadi che a lungo abbiano viaggiato.
I loro vecchi quando sparisce ti dicono: guarda fra dieci volte dieci passi, la luna si vedrà fra quelle due cime di monti.
Riappare sempre, è una certezza. Come sai che Venere, la stella del mattino, si leverà sull’orizzonte e la riconoscerai: sarà la stella più splendente.
Ora sappiamo che è un pianeta.
Senza telescopio Archimede riconosceva i pianeti, perché hanno un movimento lungo un’orbita. Le altre stelle sono fisse rispettivamente fra loro.
Ma rispetto a noi che stiamo sulla terra si spostano, ruotando solidalmente: la volta celeste semplicemente ruota durante l’anno.
Come la terra stessa attorno alla sua orbita, ma agli antichi pareva che la terra fosse il centro di tutto e questo può apparire verosimile anche a noi oggi.
I pianeti dunque si riconoscono perché, quando sono visibili, si muovono secondo le loro orbite, che tutte però giacciono su un piano detto l’eclittica.
Con questi pochi elementi derivanti dall’osservazione già gli antichi avevano intuito che il cielo non era un caos di luci, ma un meccanismo ordinato. Archimede, che non si accontentava di guardare le stelle, le costruiva: due suoi planetari — portati a Roma dal console Marcello dopo la presa di Siracusa — riproducevano il moto del Sole, della Luna e dei pianeti con una precisione che ancora oggi stupisce. Non erano giocattoli, ma modelli del cosmo: piccole macchine che facevano vedere ciò che la mente aveva già capito.
Il sistema dà l’illusione di essere geocentrico, che tutto l’universo visibile ruoti attorno alla terra.
E Tolomeo descrisse i moti celesti proprio così.
La Chiesa adottò il modello tolemaico perché era quello tradizionale e ben consolidato. E mise al rogo un bel po di pensatori spericolati che la pensavano diversamente.
In base ad un passo della Bibbia che dice che Dio fermò il sole. Oggi si sa che la terra ruota su se stessa ed anche attorno al sole. Quindi nel caso avrebbe fermato la rotazione sul proprio asse della terra.
Questa concezione, come è detto poc’anzi, parte da pochi elementi di osservazione e dall’ignoranza di altri sistemi che spiegano ugualmente il succedersi delle stagioni e del giorno e della notte.
La differenza è che il sistema copernicano è più semplice e più vicino alla realtà.
Secondo la fisica classica il tutto è governato dall’attrazione gravitazionale della quale Newton formulò una semplice legge: senza formule che sono ostiche ai più, si tenga presente che la detta forza di attrazione è direttamente proporzionale alla massa totale dei due corpi in gioco ed inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza.
In sostanza: più sono lontani meno si attraggono, più sono grandi e densi più si attraggono.
E mettendo in relazione queste due cose, come fa la legge formulata nel 1700 da Isaac Newton, la gravità e il moto si bilanciano dando origine alle orbite.
I corpi nel sistema solare che hanno ricevuto un impulso di movimento ruoteranno compositamente in una traiettoria a due fuochi se possiedono massa sufficientemente grande da influenzarsi, e il loro movimento - come succede nella fionda, sì proprio quella con cui Davide uccise Golia - tende a sfuggire all’orbita se non entrasse in gioco l’attrazione gravitazionale che lo mantiene invece più o meno alla stessa distanza su grandissima scala cosmica, ma più o meno vicina a un circolo piuttosto che a un’ellisse a seconda della distanza e dell’inerzia, quest’ultima pure regolata da una legge newtoniana.
Così, fortunatamente, i pianeti hanno massa e velocità differenti ed ognuno conseguentemente una propria orbita distinta. Detto questo, tranquilli: le orbite sono stabili, nessun pianeta ci verrà addosso.